Le organizzazioni sono gli unici organismi che considerano il cambiamento come un progetto temporaneo con una data di inizio e di fine, passando rigidamente da uno stato all’altro come in un aggiornamento software. Tuttavia, con l’avvento del self-management e delle aziende AI-native (dove l’intelligenza artificiale gestisce i processi in autonomia), il ruolo umano deve essere ripensato: cosa facciamo se l’organizzazione si auto-organizza?
La parola a Matteo Roversi, Co-founder di Cosmico
Pensateci bene: le organizzazioni sono l’unico organismo che pensa al proprio cambiamento come a un progetto. Le specie evolvono, le lingue si trasformano, gli esseri umani diventano ogni giorno qualcosa di leggermente diverso dal giorno prima. Solo le aziende dichiarano una data entro cui da X diventeranno Y, predispongono un piano e creano una strategia per comunicarlo.
Macchine
Le organizzazioni come le conosciamo sono macchine costruite sul modello industriale novecentesco e per questo le aggiorniamo per release, come si aggiorna qualsiasi sistema operativo. Questa pratica è efficace in ambienti stabili e prevedibili, dove ogni componente è ben progettato e perfettamente intercambiabile… incluse le persone.
Le organizzazioni self-managed hanno cercato di rimettere gli esseri umani al centro dell’atto organizzativo, distribuendo autorità e decisioni su ruoli e cerchi auto-organizzati invece che su una piramide manageriale. Oggi, però, una nuova ondata tecnologica cambia di nuovo le regole.
Nelle aziende AI-native è l’intelligenza artificiale a orchestrare i flussi di informazione, gestire i processi e migliorarli di continuo. La parte operativa che il self-management distribuiva fra umani può farla una macchina, in autonomia. Questo ci porta con forza alla domanda che tutti dovremmo farci: che cosa fanno gli esseri umani in un’organizzazione, se l’organizzazione può auto-organizzarsi?
Che cosa fanno gli esseri umani in un'organizzazione, se l'organizzazione può auto-organizzarsi?
Diventare
La risposta è una direzione: crescere, inventare, espandere loro stessi e la loro comprensione del mondo. Non in contrapposizione alle macchine, ma con le macchine, grazie alle macchine.
Le macchine entrano nel movimento come strumento e come amplificatore. Nessun organismo vivente passa da uno stato A a uno stato B con una data nel mezzo: tutti evolvono, e noi non facciamo eccezione. Non si “resta” umani, si “diventa” umani. L’umanità è un concetto in trasformazione continua, una forma che ogni epoca ridefinisce. La nostra epoca ha appena ricevuto strumenti per ridefinire il concetto di umanità, di come cresciamo, impariamo, innoviamo e questo è il lavoro che ci aspetta.
Vale per le persone, vale per le organizzazioni che le persone tengono insieme.
Il lavoro che ci aspetta
Creator
Marcello Ascani ha 28 anni e oltre un milione di iscritti su YouTube. Da bambino voleva fare il fumettista, si è iscritto al liceo artistico e a 15 anni ha aperto un canale per mostrare i suoi disegni.
Da disegnatore è diventato viaggiatore, poi l’imprenditore che conosciamo oggi, quello che ha fondato Flatmates e l’ha venduta pochi giorni fa a Cosmico. Dentro ognuna delle fasi che ha attraversato, Marcello ha vissuto decine di evoluzioni continue. Ed è proprio questo ciò che attrae chi lo segue: non il contenuto, che ormai è abbondante e ovunque, ma la lettura specifica che Marcello fa del mondo e la sua traiettoria di crescita e trasformazione.
Una storia
Cosmico
La stessa logica dei creator vale per le organizzazioni contemporanee. Cosmico nasce nel 2020, in piena pandemia, intorno all’idea del lavoro distribuito, per connettere una community di professionisti alle organizzazioni che vogliono accedere alle loro competenze.
Cinque anni dopo Cosmico è un’altra cosa, perché il mondo è cambiato e perché non abbiamo smesso di domandarci dove sarebbe andato, e dove saremmo andati noi. Le persone che oggi fanno parte di Cosmico erano parte della conversazione sul futuro del lavoro molto prima di entrare nel libro paga dell’azienda: avevano letto, partecipato, contribuito e criticato la nostra visione. Questo le rendeva già parte dell’organizzazione, anche se formalmente non avevano un contratto con noi.
Nascere, crescere, cambiare
Comunicazione
Le organizzazioni più interessanti somigliano alle persone più interessanti, ai pensatori e alle pensatrici più affascinanti, agli esseri umani intellettualmente vivi, in continua trasformazione. Non hanno una tesi da raccontare e da difendere.
Non definiscono la loro identità, per poi raccontarla continuamente cercando di renderla memorabile, come faceva il branding novecentesco. Si mettono in un percorso di ricerca continua, lo rendono visibile, e costruiscono gli strumenti per permettere a chiunque di contribuire alla ricerca.
La comunicazione più efficace non è una risposta, ma una domanda.

