Il vero cambiamento organizzativo richiede di agire sia sulla struttura che sulla mentalità delle persone: il coaching unisce questi due mondi. Matteo Sola, che ha coordinato questo Speciale, ci introduce nei temi che incontreremo
Contesto o persone? Scatola o contenuto?
È di questo di cui parliamo, molto spesso, quando discutiamo di cambiamento in azienda.
È più rilevante agire sul versante della mentalità delle persone o sul contesto in cui si muovono?
Dobbiamo convertire prima i cuori dei singoli per poter cambiare o al contrario dobbiamo prima aprire alla possibilità concreta di comportarsi in modo diverso per i gruppi?
Può un’azienda andare verso il futuro cambiando il suo modello di funzionamento se le persone rimangono della loro idea ed ancorate con il pensiero al passato?
Può farlo, al contrario, solo convincendo le persone che serve un cambiamento, ma senza toccare ruoli, processi, regole di ingaggio ed interazione?
È come avere davanti due schieramenti opposti.
Qualche domanda per entrare in questo Speciale
Il mercato è pieno di consulenti che credono che il cambiamento parta solo “da dentro”, cioè dall’elemento intrinsecamente umano dell’organizzazione, come se dovessimo affrontare ogni volta una lunga campagna di proselitismo religioso. Solo dopo, con il nostro nuovo credo diffuso tra tutti e tutte, potremo modificare l’organizzazione.
In questo modo, ammesso che sia possibile convincere singolarmente ogni persona a cambiare, ammesso che la cultura (ancor peggio) possa cambiare in astratto ed in teoria, trascuriamo che le persone, anche se molto motivate, possono fare ben poco senza gli strumenti operativi e le meccaniche di fondo che permettano loro di trasformare la volontà in azione e portare un reale impatto.
Difficile fare la rivoluzione se non spezziamo le catene che ci impediscono di muoverci diversamente nello spazio.
Difficile essere innovativi e proattivi se per muovere una penna serve passare attraverso cinque livelli di approvazione.
Insieme alla spinta individuale, rischiamo di produrre solo frustrazione.
Insomma, non basta cambiare la persona, se il contesto rimane una prigione.
Altri guardano a processi e tecnologia come se le persone non li dovessero utilizzare, come se queste fossero un fastidioso orpello da portarsi dietro.
Processi e strumenti, invece, non sono animati da uno spirito magico: devono essere adottati e utilizzati da qualcuno.
È difficile installare un nuovo modello organizzativo, per quanto magnifico, se nessuno ne sente il bisogno e lo crede utilizzabile o semplicemente possibile.
Molto difficile farlo, se metà della leadership si oppone.
Improbabile la riuscita, se la popolazione non è stata coinvolta e stimolata con nuove idee o supportata con lo sviluppo delle giuste competenze.
Insomma, non basta ridefinire la scatola in cui la persona si muove, se la persona non viene coinvolta realmente, perché non è il semplice pezzo di un ingranaggio.
E la cultura come cambia? Con i comportamenti o con la testa? Cambiamo prima la cultura (non si sa mai bene come, probabilmente per qualcuno a suon di prediche) o iniziamo subito a muoverci in una direzione concretamente diversa e poi le persone se ne accorgeranno e capiranno?
Non basta cambiare la persona, se il contesto rimane una prigione
Come si può intuire, la realtà del mondo complesso in cui viviamo richiede una strategia di cambiamento consapevole su entrambi i versanti, dalle persone al contesto abilitante, dalla mentalità alle abitudini, dalla volontà al sistema organizzativo, dalle capacità alle possibilità di movimento.
Per questo è utile riflettere sul coaching come approccio strategico al cambiamento, come vuole fare questo speciale. Spesso parliamo di modelli e strumenti, di rituali collettivi e nuovi processi. Completiamo il quadro con uno dei migliori approcci alla persona e ai gruppi, come oggi è possibile fare grazie all’iniziativa di Decentral Coaching.
Siamo nell’intersezione tra formazione e competenze, comportamenti agiti.
Nello spazio tra teoria e realtà, il coaching stimola singoli, team, executive e talenti in una direzione evolutiva concreta, dal mindset all’azione, in percorsi che sono in grado di potenziare anche il cambiamento organizzativo, renderlo compatibile con il vissuto dell’essere umano che deve viverlo, a patto che siano opportunamente coordinati e allineati alla nostra visione complessiva.
La scatola cambia da un lato, la persona pure dall’altro.
È un cammino, tra organizzazione, contesto da un lato e cuori, menti, persone dall’altro.
Facciamolo insieme.
